Maurizio Guerri /// “Lo sguardo dell’uomo-missile e la visione degli aerei teleguidati. Tra due immagini di E. Jünger e di W. Benjamin”

Locandina 2015 - 6. GUERRI

ABSTRACT
La Prima guerra mondiale si manifesta agli occhi di molti osservatori (Jünger, Schmitt, Virilio, Sloterdijk) come il luogo di nascita delle guerre contemporanee per molteplici ragioni: ubiquità del conflitto, dimensione totalizzante e terrorizzante del tipo di violenza che si esercita, regolare irregolarità degli scontri, instabilità (o impossibilità) della produzione di nuovi spazi politici coincidente con la fine degli scontri bellici. In particolare, se osserviamo il primo conflitto mondiale attraverso la dialettica delle immagini che esso produce, possiamo cogliere alcune linee di sviluppo che portano fino alla disseminazione terroristica della violenza contemporanea. Nel saggio Sul dolore del 1934 Ernst Jünger sintetizzava la complessità (e la contraddittorietà) della dimensione violenta inauguratasi con la Prima guerra mondiale attraverso due immagini apparentemente inconciliabili: l’uomo-proiettile della marina giapponese come esponente del massimo sacrificio individuale cui il combattente può essere sottoposto e il pilota di aviazione che bombarda dal suo velivolo una città di notte, come minimo sacrificio. Walter Benjamin nell’anno successivo nell’Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica scriveva: «Per la prima tecnica, l’impresa più grande (…) costituita dal sacrificio umano, mentre quella della seconda si muove nella direzione degli aerei teleguidabili in grado di fare a meno dell’equipaggio umano». È inoltre noto come nel corso della Prima guerra si diffonda quello sguardo sul nemico (immagini aeree prodotte grazie a palloni sonda, grazie ad apparecchi ottici applicati a velivoli o addirittura volatili), mediante dispositivi che conducono alla visione dall’alto contemporanea. In quale misura, osservando gli sguardi e le immagini delle nostre guerre possiamo intendere la Prima guerra mondiale come punto di svolta fondamentale nella genealogia delle guerre contemporanee? È possibile trovare una chiave interpretativa nel caos della violenza globale contemporanea in quella immagine dialettica che tiene insieme il sacrificio umano del kamikaze e la messa a distanza del conflitto di chi dà la morte con i droni?
La relazione tenterà di mettere alla prova questa tesi, prendendo in considerazione – oltre agli autori già citati – quegli studiosi che in questi anni hanno riflettuto con maggiore profondità sulla situazione di permanente violenza che caratterizza il nostro tempo (G. Chamayou, A. Joxe, T. Assad, M. Davies, C. Galli, A. Dal Lago, S. Palidda).

BIO
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Maurizio Guerri svolge attività di ricerca all’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia e insegna Filosofia Contemporanea e Storia della Comunicazione Sociale presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra i suoi ambiti di studio: la filosofia delle immagini, i rapporti tra arte e politica, l’estetica del Novecento con particolare riferimento alla tradizione morfologica. Tra le sue pubblicazioni: Immagini di distruzione, distruzione delle immagini (in corso di stampa); La violenza è normale? L’occhio fotografico di E. Jünger, in S. De Laude (a c. di), Figli di Marte. Abc della guerra negli atlanti di Warburg, Jünger, Brecht, Engramma, Venezia 2015; Filosofia della fotografia (con Francesco Parisi), Cortina, Milano 2014; Necessità dell’arte, potenza dell’estetica, Mimesis, Milano-Udine 2012; La mobilitazione globale. Tecnica, violenza, libertà in E. Jünger, Mimesis, Milano-Udine, 2012; Bellezza e libertà. Il destino della civiltà occidentale in Oswald Spengler, Mimesis, Milano 2008; Ernst Jünger. Terrore e libertà, Agenzia X, Milano 2007.
Ha curato l’edizione italiana di diverse opere tra cui: Petter Moen, Diario, Quodlibet (in corso di stampa); Ernst Jünger, Friedrich Georg Jünger, Guerra e guerrieri. Discorso di Verdun, Mimesis, Milano-Udine 2012; M. Heidegger, F.G. Jünger, W. Heisenberg, M. Schröter, Le arti nell’età della tecnica, Mimesis, Milano 2010; Ernst Jünger, Edmund Schultz, Il mondo mutato. Un sillabario per immagini del nostro tempo, Mimesis-MetisPresses, Milano-Ginevra 2008; Oswald Spengler, Eraclito, Mimesis, Milano 2002; Friedrich Nietzsche, La teleologia a partire da Kant, Mimesis, Milano 2000.
È stato il curatore di diverse mostre tra cui La violenza è normale. L’occhio fotografico di Ernst Jünger (Accademia di Brera, Milano 2007; Università di Bologna, 2008; Villa Sciarra-Wurts, 2009; Università di Roma 3, 2010) e Aldo Carpi, arte, Resistenza, libertà (Accademia di Brera, Memoriale della Shoah, Milano, aprile 2014).

Pagina personale di Maurizio Guerri su Academia.

 

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